12 luglio 2016 | by La Redazione Puglia IDV
Italia dei Valori in piazza

Da oggi si fa sul serio. Ieri si è conclusa la discussione generale sul decimo decreto Ilva, questo pomeriggio le votazioni. Ne uscirà un decreto modificato, gli emendamenti cambieranno il volto al provvedimento governativo che entro l’ 8 agosto deve essere convertito in Legge. Modificato in meglio secondo Alessandro Bratti, uno dei due relatori di […]

Da oggi si fa sul serio. Ieri si è conclusa la discussione generale sul decimo decreto Ilva, questo pomeriggio le votazioni.
Ne uscirà un decreto modificato, gli emendamenti cambieranno il volto al provvedimento governativo che entro l’ 8 agosto deve essere convertito in Legge. Modificato in meglio secondo Alessandro Bratti, uno dei due relatori di maggioranza con Cristina Bargero. Il decreto, emendato, è stato già approvato dalle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera e in questa settimana dovrà ricevere il voto dell’ aula di Montecitorio per passare poi al Senato per la definitiva conversione in legge. «Sicuramente una cosa non si poteva fare: chiudere o meglio far chiudere gli stabilimenti Ilva ha dichiarato Bratti – Questo non solo per una questione occupazionale, molto importante, ma anche per una questione ambientale».
Secondo Bratti «troppe e complesse erano le problematiche lasciate in eredità dal gruppo Riva: da queste considerazione si sono sviluppate le numerose deroghe alle norme ordinarie in campo ambientale e giuridico che troviamo in questi decreti. Tutto questo in una situazione di crisi che ha investito la siderurgia mondiale e in una situazione di competitività molto accesa». Il parlamentare del Partito Democratico ha ricordato che il nostro Paese «è purtroppo pieno di situazioni che hanno prodotto siti “cosiddette orfani”: si pensi alla vicenda della Caffaro che ha riguardato Tor Viscosa, La Valle del Sacco, Brescia».
Decisamente di avviso opposto il movimento Cinque Stelle. Il portavoce pugliese Diego De Lorenzis ha ripercorso le perdite economiche dell’ Ilva: «Dove sono i soldi già prestati all’ Ilvache sarebbero dovuti esser restituiti? L’ Ilva ha perso 918 milioni nel 2015, 641 nel 2014, 911 nel 2013, 620 milioni nel 2012 e continua a perdere ogni giorno 2,5 milioni di euro. Cosa sarebbe potuto succedere se questi soldi, invece di buttarli in Ilva, fossero stati impiegati nella città di Taranto e nelle bonifiche, oppure nel garantire un prepen sionamento ai lavoratori per aver lavorato in siti dove è presente l’ amianto? Probabilmente una rinascita di Taranto ma come ormai è lampante, al Gover no Renzi e al Pd non interessano la salute e l’ ambiente dei tarantini».
Secondo il pentastellato «vogliono consegnare nelle mani dei privati uno stabilimento che produce malattia e morte, garantendo l’ immunità, come già succede con i commissari, nonostante l’ Ilvasia un soggetto con nessuna prospettiva di rilancio imprenditoriale». Il passaggio finale dell’ intervento di De Lorenzis è sulla “questione bollette” deflagrata dopo la denuncia dell’ Autorità per l’ Ener gia e la risposta del Mise. «Per favorire il prestito all’ Ilvaattraverso la Cassa servizi energetici, ci sarà anche un prelievo forzoso nelle bollette energetiche. In sostanza l’ ennesimo regalo all’ Ilvalo pagheranno ancora una volta tutti gli italiani, mentre i tarantini e i lavoratori muoiono, mentre vengono avvelenati mari, falde e terreni».
Critiche pesanti anche dall’ Idv. Il segretario nazionale dell’ Italia dei Valori, Ignazio Messina, non si limita a contestare il governo ma preannuncia la sua presenza al presidio dei lavoratori organizzato da Fil, Fiom e Uilm.
«Saremo insieme a loro anche perché Idv è stato ed è l’ unico partito che ha seguito sin dall’ inizio questa intrigata vicenda italiana. Non ci limitiamo solo alla solidarietà ma abbiamo presentato in Senato una precisa mozione che si rivolge al Governo chiedendo tre cose: quella di rendere pubbliche le proposte di acquisto dell’ Ilva con i relativi piani industriali, occupazionali e di risanamento ambientale, chiediamo che il Governo dia al ministro dell’ Ambiente al massimo un mese di tempo nel giudicare congruo o meno il piano di risanamento ambientale e che non si consegni l’ Ilvaai concorrenti indiani i quali la porterebbero verso l’ inevitabile chiusura cosi come accaduto drammaticamente per le acciaierie di Bagnoli. Pertanto, pur avendo condiviso fino in fondo la scelta del commissariamento dell’ Ilva da parte del Governo per riparare ai drammatici danni commessi dalla famiglia Riva su cui tante Procure italiane stanno indagando, ci auguriamo che quest’ ultimo decreto cambi, accelerando di molto i tempi e arrivando ad una decisione sul destino dell’ Ilva entro il mese di settembre».

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