18 maggio 2016 | by La Redazione Puglia IDV
L’arcivescovo Santoro «Salute, il primo diritto»

Non si tira indietro il vescovo di Taranto. Periodicamente invoca il rispetto dell’ ambiente e della salute dei cittadini. Adesso anche la corte europea dei diritti dell’uomo valuterà se e in che modo i Governi non abbiano difeso i tarantini dai rischi di malattie legate all’ inquinamento dell’ Ilva. E ieri, monsignor Filippo Santoro, in […]

Non si tira indietro il vescovo di Taranto. Periodicamente invoca il rispetto dell’ ambiente e della salute dei cittadini.
Adesso anche la corte europea dei diritti dell’uomo valuterà se e in che modo i Governi non abbiano difeso i tarantini dai rischi di malattie legate all’ inquinamento dell’ Ilva. E ieri, monsignor Filippo Santoro, in un’ intervista a Tg2000, ha commentato subito le notizie arrivate da Strasburgo.
«È un attacco diretto e formale allo Stato italiano in cui si chiede che venga fatta luce sulla questione in maniera adeguata. Ci si chiede inoltre se in questi anni, dal 2012 ad oggi, siano state portate avanti le bonifiche sul territorio. Allo stesso tempo resta aperta anche la questione occupazionale», ha dichiarato commentando la pronuncia della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. «Le 182 persone – ha proseguito don Filippo – hanno fatto varie volte azioni verso le istituzioni europee. Questa volta la Corte europea di Strasburgo ha accolto l’ azione di queste famiglie che si traduce in un’ accusa verso lo Stato italiano che non ha tutelato e difeso adeguatamente la salute dei cittadini.
Quando entra in causa la difesa della salute dei cittadini siamo sempre molto attenti perché è il primo bene da difendere e salvaguardare».
«Si tratta di un intervento pienamente legittimo da parte dei cittadini – ha poi concluso monsignor Santoro – un’ azione che mette in moto lo Stato italiano. I cittadini ora aspettano risposte vere perché la tutela della salute è un bene imprescindibile».
Esultano gli ambientalisti che hanno sostenuto le iniziative dal basso dei cittadini. «È stato stabilito un principio: i tarantini sono cittadini europei e non possono continuare a morire», afferma una delle promotrici, la consigliera comunale Lina Ambrogi Melle. Prima firmataria del ricorso del 2015 terrà una conferenza stampa apposita assieme a Daniela Spera, coordinatrice del movimento Legamjonici nonché promotrice del precedente ricorso datato 2013.
L’ ex candidato sindaco ed ex consigliere comunale, esponente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli sostiene che «la Corte di Strasburgo conferma che a Taranto c’ è stato e continua ad esserci uno dei più grandi disastri ambientali non solo italiani ma europei». «Da parte – commenta Bonelli – dei governi che si sono succeduti c’ è stata una irresponsabile sottovalutazione dell’ emergenza ambientale di dimensioni colossali. Ora bisogna cambiare radicalmente scegliendo i processi di conversione industriale che sono stati avviati a Bilbao o nel bacino della Ruhr. Taranto non solo è stata la città che ha dato la maggior parte della produzione dell’ acciaio all’ Italia ma anche il luogo che ha pagato un tributo altissimo in termini di morti e malati a causa dell’ inquinamento: ora è venuto il momento che il paese restituisca qualcosa a chi ha sofferto tanto avviando quel piano di conversione industriale e di bonifica che i tarantini aspettano da troppi anni».
Sulla stessa linea d’ onda il Movimento Cinque Stelle.
«L’ Ilva è un mostro che va chiuso. Renzi si arrenda: la smetta di fare campagna elettorale sulla pelle dei tarantini e faccia l’ unica cosa utile che può fare: bonificare la città», tuona l’ eurodeputata tarantina grillina, Rosa D’ Amato. Come lei anche i suoi colleghi parlamentari italiani del M5S: «Il procedimento aperto dalla corte di Strasburgo contro lo Stato italiano, per non aver protetto la vita e la salute dei cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’ Ilva, conferma che quanto fatto sinora dal governo, con 10 decreti, non è servito a nulla. O meglio, non è servito a preservare i tarantini dall’ inquinamento emesso, oltre ogni soglia sostenibile, dallo stabilimento siderurgico che da più di 50 anni avvelena la città, causando un numero crescente di morti e malattie tumorali di ogni tipo e violando il loro diritto alla vita». Lo affermano in una nota i parlamentari del Movimento 5 stelle in commissioni Ambiente, Attività produttive e Industria di Camera e Senato.
«Dieci decreti salva Ilva in pochi anni. Per ognuno, lo stesso, identico, obiettivo: salvare l’ azienda. Metterla al riparo dalla crisi. Mai, nemmeno un articolo, un decreto, un provvedimento, per salvare la vita dei cittadini di Taranto», concludono i 5 Stelle.
Per la senatrice Alessandra Bencini dell’ Idv «che la corte di Strasburgo e la comunità europea nel suo insieme abbiano a cuore il rispetto delle regole in difesa della salute dei cittadini, è un fatto importante per permettere la trasformazione delle aziende che in questi anni hanno inquinato, in strutture ad alta tecnologia che siano green.

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