11 maggio 2016 | by La Redazione Puglia IDV
Ilva, sindacati in guardia Cgil: Cdp presenza positiva

Cessione dell’Ilva, nel corso dell’audizione dei sindacati alla Camera, sotto la lente della Cgil finisce la Cdp: «Guardiamo favorevolmente all’intervento di Cdp» nell’operazione di risanamento e rilancio del siderurgico. «Auspichiamo che la partecipazione finanziaria di Cdp abbia come finalità la salvaguardia produttiva e occupazionale e che questi criteri rimangano centrali nella scelta del progetto da […]

Cessione dell’Ilva, nel corso dell’audizione dei sindacati alla Camera, sotto la lente della Cgil finisce la Cdp: «Guardiamo favorevolmente all’intervento di Cdp» nell’operazione di risanamento e rilancio del siderurgico. «Auspichiamo che la partecipazione finanziaria di Cdp abbia come finalità la salvaguardia produttiva e occupazionale e che questi criteri rimangano centrali nella scelta del progetto da supportare», afferma Salvatore Barone, dirigente del sindacato. Barone ribadisce il no delle parti sociali a uno «spezzatino o a una vendita parziale dell’Ilva». Il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, afferma che «l’ acciaio prodotto con forni elettrici serve solo una nicchia e non ha le qualità fisico -chimiche dell’acciaio prodotto col ciclo integrale usato in Italia solo a Taranto. Non solo: l’ acciaio da ciclo integrale non soffre il problema di sovraccapacità. Se Taranto producesse oggi, nonostante la crisi, avrebbe la fila dei clienti e non avrebbe paura dei cinesi». Palombella, «avanzando dubbi sui veri motivi di interesse del colosso anglo -indiano Arcelor Mittal, in cordata con il gruppo Marcegaglia per l’acquisizione dell’Ilva», si domanda: «Vengono a Taranto per acquisire il siderurgico di Taranto o per acquisire solo le quote produttive di Taranto che valgono ben 11 milioni di tonnellate istallate?».
Rosario Rappa, segretario generale della Fiom, auspica che «il nuovo ministro dello Sviluppo Economico attivi al ministero un tavolo di confronto sull’Ilva». «Chiediamo continua – di poterci confrontare preventivamente sui progetti proposti dagli investitori».
Da registrare anche l’inter vento del segretario nazionale dell’Italia dei Valori, Ignazio Messina: «Sosteniamo la richiesta delle organizzazioni sindacali al nuovo ministro dello Sviluppo economico Calenda di convocare tutti gli attori delle manifestazioni di interesse per l’Ilva, selezionandoli con criteri trasparenti che abbiano innanzitutto a cuore l’ interesse dell’Italia. Idv – aggiunge – condivide le preoccupazioni espresse dai sindacati nell’audizione parlamentare sul futuro della più grande acciaieria d’ Europa. Entro la fine di maggio dovranno essere depositate le proposte d’ acquisto e sin d’ ora appare chiaro che stanno prevalendo interessi internazionali tesi a ridurre e poi chiudere l’ Ilva. In questa direzione va sicuramente la proposta degli indiani di Arcerol Mittal».
Per l’ Italia dei valori «Cassa Depositi e Prestiti non potrà mai sostenere questa cordata semplicemente perché è contraria ad ogni interesse nazionale del settore. Noi sosteniamo occorra un piano industriale come minimo da 8 milioni di tonnellate annue di produzione, garanzia occupazionale per l’Ilva e per l’ in dotto, garanzie finanziarie per attuare tutte le bonifiche previste e infine la ricostruzione ha concluso Messina – di un corretto rapporto con la magistratura».
Il segretario generale Ugl metalmeccanici, Antonio Spera, nel corso dell’audizione, afferma: «Consideriamo importante la partecipazione finanziaria di Cdp, ma vogliamo anche confrontarci sui progetti contenuti nelle oltre 25 manifestazioni di interesse avanzate e sarebbe auspicabile farlo con il neo ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda».
Spera ribadisce il suo deciso no a qualsiasi ipotesi di vendita a spezzatino. Quella dell’Ilva – sottolinea – è una realtà complessa e delicata, perciò è necessario privilegiare solo quelle offerte che, in modo serio e responsabile, possano salvaguardare il ciclo continuo e le prospettive di sviluppo dell’intera società, quindi l’ occupazione. Ma oltre al lavoro da tutelare, considerando solo i 14 mila dipendenti diretti – conclude – c’ è anche la salute dei cittadini.
Ecco perchè la nostra richiesta è garantire il rispetto delle regole ambientali evitando allo stesso tempo l’ arresto degli impianti. Si inizi ciò che si sarebbe dovuto fare prima».

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