11 aprile 2016 | by La Redazione Puglia IDV
Mangano: «Non può pretendere soldi pubblici per le buonuscite»

Dice Sabino Mangano: «Immaginate l’ associazione per la difesa del panda che viene qui, si accampa e sceglie il Comune come sua sede legale.Prende un contributo annuale, diventa indipendente e, se serve, si avvale anche dell’ avvocatura civica. Insomma, un af fare». Il consigliere dei Cinque Stelle utilizza questo paragone – saranno meno contenti gli […]

Dice Sabino Mangano: «Immaginate l’ associazione per la difesa del panda che viene qui, si accampa e sceglie il Comune come sua sede legale.
Prende un contributo annuale, diventa indipendente e, se serve, si avvale anche dell’ avvocatura civica. Insomma, un af fare». Il consigliere dei Cinque Stelle utilizza questo paragone – saranno meno contenti gli animalisti – per raccontare e spiegare quello che accade in queste ore a Palazzo di Città sulla Cassa Prestanza. La riforma è praticamente pronta, ma le modifiche, a destra come a sinistra, rischiano di alzare un polverone. «Perché non è nemmeno normale – avvertono in ordine sparso diversi consiglieri comunali tra i corridoi – ch e un’ associazione privata (la Cassa pre stanza si autoproclama così nel nuovo statuto, ndr) utilizzi su carta intestata il logo del Comune dichiarandosi indipendente».
Potrebbero sembrare questioni di lana caprina ma in sostanza il senso è: ciascuno resti a casa propria pur trattandosi del fondo di previdenza dei dipendenti comunali. L’ affondo di Mangano, che nelle scorse settimane ha presentato un dettagliato esposto alla Corte dei Conti, è totale. E il consigliere insiste nel ravvisare un presunto danno erariale: «Questo testo così come è stato riformulato non serve a nulla. Certo, è stato inserito il sistema contributivo che, noi anche in VI Commissione abbiamo richiesto, per abolire l’ iniquo sistema retributivo. Ma risultano ancora molte anomalie. La cassa prestanza si dichiara un’ associazione senza scopi di lucro. Bene, allora perché incamera i tassi di interesse per i prestiti?». Ma le incongruenze secondo il capogruppo grillino vanno oltre: «La Cassa diventa u n’ associazione privata di interesse pubblico e può pretendere un contributo annuale dal Comune? Non mi sembra. E ammesso pure, il Comune diventa socio passivo: cioè mette solo i soldi e non decide più nulla?».
Tanti interrogativi che ormai circolano tra le stanze di palazzo e che rischiano di aprire un nuovo fronte in attesa dei pareri tecnici e giuridici richiesti al segretario generale del Comune, Mario D’ Amelio, il notaio che dovrà certificare la validità o meno di questa riforma. E il diretto interessato replica con un serafico: «sto esaminando il provvedimento».
Mangano promette di integrare l’ esposto «perché a rischio ci sono i soldi dei cittadini che vengono sottratti ai servizi sociali». «Secondo le previsioni interne tra meno di dieci anni la cassa prestanza – avverte – dichiarerà il default perché non riuscirà più a far fronte alle buonuscite dei dipendenti. E da oltre due mesi, da quando è scoppiato il caso, stona l’ assoluto silenzio del sindaco Antonio Decaro e del suo assessore al Personale, Angelo Tomasicchio, che sulla vicenda non dicono una parola».
Al coro dei perplessi si aggiungono anche i componenti della VI Commissione che stanno esaminando la vicenda. «Un’ associazione privata, chiusa al proprio interno, e senza la possibilità di fare iscrivere soggetti esterni sembra roba da massoneria – chiosa ironicamente Michele Caradonna (Gruppo Misto Idv) -. Il problema reale sarà garantire la buonuscita dei dipendenti che hanno già versato in passato le quote. La verità è che in questi anni nessuno, nemmeno la politica, ha pensato alla riforma di uno statuto datato ormai al 1924». Il Pd, invece predica prudenza e aspetta di conoscere i pareri della segreteria generale. «Perché senza i pareri tecnici e giuridici sarebbe inutile vedere la riforma dello statuto – o s s e r va il capogruppo democratico Marco Bronzini -. Non sappiamo nemmeno se ne abbiamo la competenza. Resta comunque la massima disponibilità politica – continua – ad affrontare tutte le complesse problematiche nello spirito di salvaguardia dei diritti acquisiti da parte dei dipendenti comunali». Gli fa eco l’ altro consigliere democratico Massimo Maiorano: «Serve una soluzione giuridica condivisa che tuteli anche gli iscritti e la continuità, nel solco del calcolo contributivo»

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