8 aprile 2016 | by La Redazione Puglia IDV
«Non sia un regalo come nel ’95»

«Renzi come Dini nel 1995: nessuna traccia di piano industriale o di garanzie occupazionali e produttive, si vuole cedere l’ Ilva a titolo gratuito e con soldi pubblici. Noi non ci stiamo a un Riva -bis, pronti a mettere in campo ogni iniziativa per dimostrarlo». Lo afferma in una nota il segretario generale della Uil […]

«Renzi come Dini nel 1995: nessuna traccia di piano industriale o di garanzie occupazionali e produttive, si vuole cedere l’ Ilva a titolo gratuito e con soldi pubblici. Noi non ci stiamo a un Riva -bis, pronti a mettere in campo ogni iniziativa per dimostrarlo». Lo afferma in una nota il segretario generale della Uil di Puglia, Aldo Pugliese, a proposito delle dichiarazioni del presidente del Consiglio Renzi sulla «prossima svolta nella vicenda Ilva».
«Per come si stanno mettendo le cose – afferma – il timore, forte, è che si possa ripetere la catastrofica esperienza na ta il 15 marzo 1995, con la cessione -regalo dell’ Ilva alla famiglia Riva. Oggi, dopo un percorso iniziato male e finito peggio, invece di imparare dagli errori del passato, si rischia di ripeterli, cedendo pressoché a titolo gratuito il più grande stabilimento siderurgico d’ Europa a una cordata che fa riferimento alla famiglia Marcegaglia, con l’ aggravante che nell’ operazione verranno impiegati soldi pubblici, della Cassa Depositi e prestiti».
«Non è questo il modo di salvare l’ Ilva – afferma – al massimo è un ottimo metodo per giustificare l’ ennesimo regalo».
«Come nel 1995 – attacca ancora Pugliese – anche oggi non c’ è traccia di confronto tra il Governo e le istituzioni locali, le parti sociali e socio-economiche, sia nazionali che del territorio, così come non c’ è traccia di piani industriali, di garanzie occupazionali e produttive. Si procede, nuovamente, in direzione ostinata e sbagliata, una direzione segnata da qualche imprenditore che ha fiutato l’ affare del secolo». «Non si gestisce il futuro di un gioiello dell’ industria italiana, vitale per la filiera nazionale, come una cosa di famiglia – conclude – In ballo c’ è il futuro di quasi 20mila lavoratori, la condivisione del progetto è il punto minimo da cui partire».
E sul caso siderurgico interviene con una nota il segretario nazionale dell’ Italia dei Valori Ignazio Messina: «Che l’ Ilva fosse al centro di un complotto internazionale per farla chiudere, l’ Idv lo denunciava da tempo, da ieri ci sono le prove con nome e cognome».
«Dopo che la Comunità europea – aggiunge – è intervenuta per obbligare il Governo ad agire sul risanamento ambientale generato dalla disastrosa gestione della famiglia Riva motivando che i finanziamenti statali forniti per questo scopo, non sono aiuti di Stato due imprese concorrenti, una tedesca e una britannica, hanno denunciato il Governo italiano con l’ obiettivo di impedire le bonifiche e il risanamento ambientale dell’ Ilva».
Idv chiede a Palazzo Chigi «di reagire immediatamente con Bruxelles – conclude Messina – difendendo non solo la nostra dignità nazionale ma la piu’ importante azienda siderurgica europea che senza le bonifiche previste dall’ Aia non potrà mai essere ricollocata sul mercato».

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