19 febbraio 2016 | by La Redazione Puglia IDV
«I Riva ormai sono fuori il loro tempo è finito»

«I Riva ormai sono fuori, il loro tempo è finito». Così i sindacati dei metalmeccanici commentano la lettera inviata dalla famiglia di industriali milanesi, tramite la capogruppo Riva Fire, al commissario europeo per la Concorrenza Margrethe Vestager. I Riva sollecitano l’ Ue a fare chiarezza sulla situazione che si è venuta a creare attorno allo […]

«I Riva ormai sono fuori, il loro tempo è finito». Così i sindacati dei metalmeccanici commentano la lettera inviata dalla famiglia di industriali milanesi, tramite la capogruppo Riva Fire, al commissario europeo per la Concorrenza Margrethe Vestager. I Riva sollecitano l’ Ue a fare chiarezza sulla situazione che si è venuta a creare attorno allo stabilimento siderurgico di Taranto dopo il commissariamento e il decreto che accelera la cessione delle aziende del gruppo. Sono 19 le società ammesse alla «due diligence» per l’ acquisi zione o l’ affitto con possibilità di riscatto dei complessi aziendali dell’ Ilva, alle quali potrebbero presto aggiungersi altre sei alle quali è stato chiesto un supplemento di documentazione. Nella lettera all’ U e, Riva Fire sostiene che «non c’ è alcuna prova che Ilva abbia mai violato la normativa europea e/o italiana in materia ambientale». Per la famiglia Riva «la motivazione di fondo dell’ ingiusto esproprio non risiede dunque nella violazione – in realtà, inesistente – di norme ambientali o dell’ Aia, ma è interamente riconducibile ad uno scontro istituzionale tra confliggenti iniziative politiche e giudiziale». Valerio D’ Alò, segretario generale della Ci sl Taranto -Brindisi, si aspettava «una iniziativa del genere. Non è la prima volta – afferma – che accade.
Secondo me è una delle tante manovre portate avanti nell’ ottica dei vari processi in cui sono coinvolti.
Bisogna vedere se sono dichiarazioni sentite o spinte da qualcuno».
Il giudizio sulla gestione del Siderurgico resta inevitabilmente ancorato ai danni ambientali che hanno causato (secondo i periti) «malattie e morte». «Bisogna distinguere – aggiunge D’ Alò – le capacità imprenditoriali dalla decisione del gruppo di rompere con la città e pensare solo ad affari e utili. Andava fatto molto di più dal punto di vista ambientale per scongiurare i rischi per la salute».
Per Giuseppe Romano, segretario della Fiom Cgil, «restano ancora dubbi sulla proprietà. Nessuno ci dà garanzie sul commissariamento.
Non è mai avvenuto un vero esproprio. È evidente, peraltro, che si va spediti verso l’ operazione che si conclude a giugno». La cessione a terzi prevede «anche l’ ipotesi del fitto che – puntualizza Romano – da questo punto di vista potrebbe tutelare da ulteriori ricorsi da parte della famiglia». La gestione Riva, chiosa il dirigente Fiom, «è stata non consona e quasi delinquenziale per così dire. L’ operazione di accelerare la vendita ai privati ha fatto saltare l’ impostazione che per noi era la più giusta. Ovvero ambientalizzare e poi mettere sul mercato l’ Ilva con un passaggio nel quale il pubblico garantiva». C’ è la Cassa Depositi e prestiti «sullo sfondo osserva Romano – ma non è la stessa cosa. Ci sono sempre tutti i rischi che abbiamo denunciato dall’ inizio, ovvero di una nuova svendita dopo vent’ anni, di processi di ambientalizzazione che poi non si completano. E poi il grosso interrogativo, che non ci fa dormire la notte, sui livelli occupazionali. Questa è una partita delicata e, per quanto ci riguarda, molto pericolosa».
Il leader dell’ Idv Ignazio Messina è drastico: «Secondo i Riva niente inquinamento, niente violazioni di legge, niente problemi di mercato. Taranto era il “Paradiso Terrestre”.
Si lamentano di aver subìto un esproprio politico dell’ Ilva? È davvero inaccettabile e assurdo. Ora riportassero in Italia tutto ciò che è stato impropriamente distolto dall’ Ilva».

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