30 gennaio 2016 | by La Redazione Puglia IDV
Talò: «Non c’ è unità con le istituzioni»

Ha chiuso l’ assemblea di fabbrica con un lungo intervento. E toccando temi spinosi. Antonio Talò, segretario provinciale della Uilm di Taranto da sei anni, è il rappresentante più longevo tra i metalmeccanici. Logico che possa tracciare un percorso in questo momento difficilissimo per sindacati e lavoratori dell’ Ilva. Un percorso comune e unitario. Fatto […]

Ha chiuso l’ assemblea di fabbrica con un lungo intervento. E toccando temi spinosi.
Antonio Talò, segretario provinciale della Uilm di Taranto da sei anni, è il rappresentante più longevo tra i metalmeccanici.
Logico che possa tracciare un percorso in questo momento difficilissimo per sindacati e lavoratori dell’ Ilva. Un percorso comune e unitario. Fatto non scontato. A Genova, per esempio, non è successo.
Fiom, Fim e Uilm insieme nell’ organizzazione di questa mobilitazione: la tensione è destinata a innalzarsi.

Segretario, qual è la differenza con Genova?
«Al di là di alcune differenze di vedute sindacali, crediamo che Genova sia facilitata da una coesione istituzionale.
Associazioni e istituzioni sono un corpo unico. Noi vorremmo arrivare a quello, però credo che a Taranto può succedere qualcosa di ben più grave se non dovessero arrivare risposte».

Sono le premesse della mobilitazione del 10 febbraio?
• «Dopo i lavoratori dell’ Ilva di Cornigliano, annunciano in queste ore la mobilitazione anche i lavoratori di Taranto con un appello unitario che l’ Idv sottoscrive totalmente». Lo dice Ignazio Messina, segretario nazionale di Italia dei Valori, che ha ricordato come Idv «abbia presentato, prima al Senato e oggi alla Camera, due emendamenti, anche al milleproroghe, tesi a correggere il grave errore del ministro del Lavoro che ha peggiorato sia per l’ impresa che per i lavoratori i contratti di solidarietà. Per Italia dei Valori? va ripristinato il trattamento economico che era previsto all’ atto della firma degli accordi. Ci auguriamo che intorno ai nostri emendamenti possa raccogliersi una vasta area di consenso politico per il bene dei lavoratori dell’ Ilva e dei cittadini di Taranto».
«Ci siamo presi anche qualche giorno per riflettere. Il 10 febbraio deve partire da Taranto un segnale forte perché chiediamo non solo un diritto sacrosanto ma acquisito: dignità di un posto di lavoro e certezza di non ammalarsi. Da oggi in avanti si marcia insieme, indotto e diretti».
Percorso sindacale comune che però lascia fuori l’ Unione sindacale di base.
«L’ Usb non ha ancora idea di cosa fare. Qualche suo rappresentante si associa ai Cinque Stelle, come è legittimo, sia chiaro. Il loro percorso è di chiudere l’ Ilva. E se tanto mi dà tanto, è facile trarre le conclusioni. Non si sono ancora espressi se l’ Ilva deve continuare a essere risanata: anche noi non vogliamo una fabbrica alle condizioni attuali. Gli inviti non sono a porte chiuse ma bisogna chiarire la situazione.
Se riusciamo a convergere, sono i benvenuti».
Nel suo intervento ha citato Peacelink e il modello Linz.
«Mi chiedo e chiedo al professor Marescotti cosa sia cambiato dal 2012. Senza polemica, sia chiaro. Credo che l’ associazione in questione aveva un’ idea prima della seconda Aia. Cioè dire a tutto il mondo che si potesse produrre acciaio senza danneggiare lavoratori e città quando si proponeva un modello Linz. Poi è cambiata la strategia, questo messaggio è mutato durante i mesi successivi, prospettando la chiusura dello stabilimento. Non ho capito perché è cambiata questa idea e vorrei che mi spiegassero i motivi».

Confindustria ha recentemente affrontato il problema indotto Ilva: non siete d’ accordo nemmeno su quei numeri?
«Confindustria alza e abbassa i numeri a seconda delle situazioni. I numeri veri li abbiamo noi: in Italia ci sono 300 mila metalmeccanici in meno, a Taranto 4 mila persone. C’ è un dato che non abbiamo fatto emergere: l’ Ilva contava 13 mila e 400 persone nel 2010, ora ce ne sono 11 mila e 200. Abbiamo perso più di 2 mila persone. A questi bisogna aggiungere mille e 500 lavoratori che lavoravano nell’ orbita e non ci sono più. I numeri di Confindustria non rappresentano la realtà, sono sottostimati».

Vi aspettate un appoggio dal mondo politico per la manifestazione del 10 febbraio?
«Dico solo questo: è grave che la politica nostrana non si faccia viva. Solo qualche consigliere comunale e l’ onorevole Pelillo si sono presentati al sit-in. Al di là della solidarietà, servono le azioni. I deputati di Taranto devono battere i pugni e farsi rispettare».
A.Pig.

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