19 novembre 2015 | by La Redazione Puglia IDV
Rosa D’ Amato: verifica celere di quanto accaduto

Intervento dell’europarlamentare M5S, dell’Anmil e di Italia dei Valori. «Auspichiamo una verifica celere, ricordando che il sequestro dell’ area è stato possibile solo perché la stessa non è necessaria alla produzione. Altrimenti, grazie all’ ottavo decreto del Governo, per la magistratura sarebbe stato anche impossibile sigillare quei metri quadrati di morte». Lo sottolinea l’ eurodeputata […]

Intervento dell’europarlamentare M5S, dell’Anmil e di Italia dei Valori.
«Auspichiamo una verifica celere, ricordando che il sequestro dell’ area è stato possibile solo perché la stessa non è necessaria alla produzione. Altrimenti, grazie all’ ottavo decreto del Governo, per la magistratura sarebbe stato anche impossibile sigillare quei metri quadrati di morte». Lo sottolinea l’ eurodeputata tarantina del Movimento 5 Stelle Rosa D’ Amato riferendosi all’ incidente avvenuto l’ altro ieri mattina nello stabilimento Ilva di Taranto, costato la vita al 48enne Cosimo Martucci, operaio della ditta d’ appalto “Pitrelli”. D’ Amato ricorda che «tempo fa, Inail dimostrò l’ andamento crescente dei casi di infortuni per i lavoratori del siderurgico dal 2005 al 2011.
Poi gli infortuni sul lavoro sono diminuiti prima di riprendere ad aumentare dal 2012, l’ anno dei sequestri e degli arresti». Una questione, aggiunge l’ europarlamentare, «salta subito agli occhi è relativa alla fascia di età maggiormente interessata dagli infortuni, rappresentata dai lavoratori tra i 20 ed i 29 anni seguiti subito dalla fascia 40-49. Ciò non può essere spiegato dalla inesperienza lavorativa perché, come la stessa Inail ammette, gli infortuni sono accorsi nella stragrande maggioranza dei casi a A destra il luogo dell’ incidente in cui ha perso la vita Cosimo Martucci l’ altro ieri mattina alle 9 nello stabilimento siderurgico chi ha una esperienza lavorativa superiore a 3 anni. Come si spiega? Forse – si chiede D’ Amato – perché i ragazzi assunti da più di tre anni a questa parte accettano i rischi che altri non vogliono accettare per non rischiare il posto di lavoro?». Secondo l’ esponente del M5S, «mancano, però, altri dati. Per esempio quelli che non ricorrono all’ infermeria dello stabilimento e vanno a farsi medicare fuori, magari non dicendo che si sono infortunati all’ Ilva, così come mancano i dati di chi, anche per ottenere un premio a fine mese, preferisce non dichiarare un infortunio».
Il segretario nazionale dell’ Italia dei Valori Ignazio Messina ha espresso “profondo cordoglio alla famiglia dell’operaio morto mentre lavorava al reparto agglomerato dell’Ilva di Taranto e ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare del partito in cui si chiede «di fare piena luce su questo ennesimo dramma, nonchè di avviare un rigoroso e duraturo monitoraggio che verifichi il pieno rispetto delle condizioni di sicurezza all’interno dell’intero complesso. Non ci può essere sviluppo senza il rispetto dei diritti ». «Quanto accaduto è inaccettabile ha osservato -. L’opera di riqualificazione dell’intero stabilimento sta attraversando una fase di fortissima incertezza che va superata in tempi brevi, e nel contempo appare assolutamente irrinunciabile garantire appieno gli standards di sicurezza. Solleciterò il governo ad intervenire subito ed in modo efficace per tracciare una strategia finalmente risolutiva che garantisca sviluppo, sicurezza e diritti», ha detto ancora Messina. E L’Anmil di Taranto (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) in una nota esprime «le più sentite condoglianze» ai familiari di Cosimo Martucci e dichiara «la totale disponibilità nell’assisterli gratuitamente in futuro nello svolgimento delle pratiche presso l’Inail. Inoltre, se dovessero emergere responsabilità dell’Ilva o dell’azienda della quale la vittima era dipendente, l’Associazione intende costituirsi parte civile nel relativo procedimento». Per il presidente provinciale Emidio Deandri «quando si svolgono lavori impegnativi in condizioni disagevoli, come quelli svolti spesso su grandi impianti industriali, bisogna avere la massima concentrazione e la mente sgombera da pensieri immanenti, come quelli sul futuro della propria famiglia, sulla possibilità di continuare a pagare il mutuo, di far proseguire al meglio gli studi ai figli». Invece, aggiunge, «da troppo tempo i dipendenti dell’Ilva e dell’indotto assistono impotenti a un susseguirsi di notizie contrastanti che aumentano l’incertezza sul proprio futuro lavorativo, con la tensione che aumenta di giorno in giorno. Se non vogliamo che in futuro nel siderurgico tarantino ci siano ancora morti bianche e gravi incidenti invalidanti – conclude Deandri – è necessario che il governo si faccia carico della questione Ilva dando precise risposte a chi ogni giorno, salutando moglie e figli per andare al lavoro, non sa se tornerà più a casa».
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