9 novembre 2015 | by La Redazione Puglia IDV
I sindacati di categoria uniti nel denunciare le condizioni in cui sono costretti a operare i poliziotti penitenziari

Sono «condizioni insostenibili», quelle in cui lavora la polizia penitenziaria. Condizioni che dovrebbero portare il ministro della Giustizia Andrea Orlando «a rassegnare le proprie dimissioni».È la posizione dei sindacati, ancora critici nei confronti di chi ha gestito questa vicenda e più in generale di chi ha la responsabilità di coordinare le forze di polizia in […]

Sono «condizioni insostenibili», quelle in cui lavora la polizia penitenziaria. Condizioni che dovrebbero portare il ministro della Giustizia Andrea Orlando «a rassegnare le proprie dimissioni».
È la posizione dei sindacati, ancora critici nei confronti di chi ha gestito questa vicenda e più in generale di chi ha la responsabilità di coordinare le forze di polizia in relazione alla gestione dei detenuti. «Sono migliaia i poliziotti penitenziari che subiscono lesioni e ferite anche gravi a seguito delle condizioni in cui sono costretti ad operare all’ interno e all’ esterno degli istituti penitenziari», accusa il segretario generale dell’ Osapp Leo Beneduci. «La polizia penitenziaria è stata completamente abbandonata dalla politica e dalle istituzioni. Rispetto all’ ulteriore gravissimo episodio frutto di disinteresse, di disorganizzazione e di trascuratezza istituzionale, invitiamo il ministro della Giustizia Andrea Orlando a rassegnare le proprie dimissioni».
Molto critica anche la posizione di un altro sindacato di categoria, il Sappe, che lamenta pessime condizioni di lavo ro dei poliziotti penitenziari «che non si sentono per niente tutelati, lasciati in balìa degli accadimenti tra l’ indifferenza dell’ amministrazione penitenziaria a tutti i livelli».
L’ attacco è del segretario nazionale Federico Pilagatti. Il sindacato ha indetto per il 19 novembre una giornata di lutto e protesta. Sempre in quella data ha chiesto e ottenuto un incontro con il vice presidente della Regione Puglia Antonio Nunziante. E a proposito dell’ indagine interna annunciata dal Dipartimento dell’ amministrazione penitenziaria, Pilagatti aggiunge: «Quella stessa amministrazione che dopo aver creato i presupposti perché accadano tali fatti, pretende anche di verificare e giudicarli ed emettere sentenze. Proprio per questo, in assenza di garanzie certe, i poliziotti penitenziari dei nuclei di Lecce e della Regione Puglia applicheranno la legge alla lettera, con il risultato di bloccare le traduzioni e quindi sia i processi che i ricoveri in ospedale».
Una vicenda inevitabile, per la Fp-Cgil, un caso che rappresenta un segnale inequi vocabile «delle condizioni in cui la polizia penitenziaria di Lecce è costretta a operare oramai da lungo tempo, costantemente sotto organico rispetto agli innumerevoli servizi e attività che gli operatori sono chiamati a svolgere. Anche questo – aggiunge il segretario generale Simone Longo – è servizio pubblico e riguarda la sicurezza dell’ intera comunità: continuare a penalizzare e a tagliare sul settore della sicurezza non risponde a nessuna logica di risparmio se si traduce in situazioni di rischio per la cittadinanza e per gli stessi operatori».
Chiede maggiore tutela per i poliziotti Ignazio Messina, segretario nazionale dell’ Italia dei Valori. «Ritengo che vadano garantiti e tutelati con maggiore efficacia. Lavoreremo affinché si possano stanziare maggiori risorse per i lavoratori e garantire più sicurezza; su questo tema – aggiunge Messina – occorre segnare subito un’ inversione di tendenza e chiudere una volta per tutte la stagione dei tagli, della riduzione del personale e delle strutture. La sicurezza – conclude – deve tornare ad essere un comparto strategico».

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