2 maggio 2014 | by La Redazione Puglia IDV
No ad una scuola intitolata ai morti in guerra

Le parole sono importanti. Pesano, e se pronunciate da un sindaco solcano il percorso di una comunità locale, tracciandone valori e priorità. Pesano come un macigno quelle di qualche giorno fa: “Mantenere sempre viva la memoria in senso pedagogico per le future generazioni.” Con queste parole infatti, il primo cittadino di Bisceglie annuncia l’intitolazione di […]

Le parole sono importanti. Pesano, e se pronunciate da un sindaco solcano il percorso di una comunità locale, tracciandone valori e priorità.
Pesano come un macigno quelle di qualche giorno fa: “Mantenere sempre viva la memoria in senso pedagogico per le future generazioni.”
Con queste parole infatti, il primo cittadino di Bisceglie annuncia l’intitolazione di una scuola di prossima realizzazione in zona Seminario, ad un giovane uomo, Pierdavide De Cillis, caduto durante un’operazione militare.
Se le parole, specie in determinati contesti, pesano come un macigno, ancora più importante è intitolare una scuola e quindi dare un messaggio forte e indelebile ai giovani.
Sempre dalle dichiarazioni del sindaco diffuse a mezzo stampa, il messaggio sembra essere: “Le pagine di storia di Bisceglie e dell’Italia non sono scritte dai nostri concittadini con una penna, ma con il sacrificio delle loro vite.” Niente di più inopportuno.
Da sostenitore della nonviolenza e attivista a tutto tondo, non posso che rimanere basito davanti a dichiarazioni e decisioni del genere.
Pur esprimendo rispetto nei confronti dei militari caduti in tutte le guerre, ed il cordoglio nei confronti delle loro famiglie, non posso accettare l’idea di intitolare una scuola ad una giovane vittima di una guerra ingiusta.
Una scuola, andrebbe intitolata ad Aldo Capitini, Lorenzo Milani, Franco Basaglia, Giuseppe Diana, e altri riferimenti positivi per le giovani generazioni, capaci di trasmettere attraverso le loro parole e azioni rivoluzionarie, messaggi densi di significato e di futuro.
Sarebbe superficiale poi, non ammettere che spesso e in generale, siano l’indigenza e la mancanza di futuro ad indurre i nostri coetanei, alla scelta dell’arruolamento nelle forze armate ed alla partecipazione, con l’obbiettivo di assicurarsi condizioni economiche dignitose, alle più remunerative missioni di aggressione militare nei confronti di altri stati, popoli e culture.
E poi, qual é il senso delle numerose giornate della pace e cerimonie presiedute dal nostro primo cittadino? Mi dispiace, ma non posso accettare i nostri ragazzi vengano formati spiegando loro che oggi, dato anche il contesto internazionale, indossare una divisa e morire per la patria possa essere una virtù.

Victor Mastrodonato

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