3 marzo 2014 | by La Redazione Puglia IDV
Il ministro Franceschini ascolti la voce dei giovani operatori culturali (Intervista rilasciata da Gennaro Saragnano a “Beni Culturali 3.0”)

Gli avvenimenti di quest’ultimo periodo, se pur appesantiti da strascichi di immobilismo e particolari tensioni a livello governativo, sembrano essere ormai destinati ad un punto di svolta, con l’imposizione dell’aut aut di Renzi e l’ennesimo cambio di poltrone ministeriali nel giro di pochi anni. Con il recente addio, prima ai tecnici poi al governo delle […]

Gli avvenimenti di quest’ultimo periodo, se pur appesantiti da strascichi di immobilismo e particolari tensioni a livello governativo, sembrano essere ormai destinati ad un punto di svolta, con l’imposizione dell’aut aut di Renzi e l’ennesimo cambio di poltrone ministeriali nel giro di pochi anni. Con il recente addio, prima ai tecnici poi al governo delle precarie intese, i nuovi politici insediati nei vari dicasteri, dovranno – sempre fiducia permettendo – senz’altro attuare una corsa contro il tempo, in modo da riordinare – in fretta e furia – pratiche ed idee per dar vita ad un nuovo percorso programmatico volto ad un auspicabile miglioramento generale. Viene da se, almeno per quanto riguarda queste sede, mettere al centro della discussione ciò che rientra nelle politiche prettamente culturali, senza tralasciare settori di importanza fondamentale, nonché strategica, come quello economico e del lavoro. Parallelamente a quanto sta accadendo in Parlamento, diverse realtà politiche continuano ad operare e ad avanzare nuove proposte programmatiche, tentando di mantenere vivo lo spirito di sacrificio e di servizio in favore della – sempre più disinnamorata – comunità. Una di queste è senz’altro l’Italia dei Valori guidata dal neo segretario Ignazio Messina che non manca di palesare un determinato spirito di rinnovamento, visibile tra l’altro, nella serie di proposte esternate per quanto riguarda il mondo del Lavoro, attraverso i dettagliati opuscoli propositivi reperibili in rete e nella pubblica realtà. Seguendo il fenomeno Hashtag è partita la campagna denominata #IDVsblocca che risulterà incentrata sui vari settori, compreso quello culturale, veicolato dallo #SbloccaCultura.
Per questo ho tentato di chiamare in causa il responsabile nazionale del laboratorio dei beni culturali dell’IDV, il Dott. Gennaro Saragnano, con l’intento di carpire la visione e le proposte sul comparto culturale che il partito andrà a sottoporre al neo presidente del consiglio e all’Italia intera. Ringrazio il Dott. Saragnano per la sua disponibilità e collaborazione nel concedermi la seguente intervista.

Attualmente Lei ha assunto la direzione del Laboratorio Nazionale per i Beni Culturali all’interno dell’Italia dei Valori rappresentata da Ignazio Messina e partendo da questo, vorrei chiederle una considerazione sul recente cambio di poltrona nel dicastero del MIBAC. Approva la scelta del neo presidente del consiglio Renzi in favore di un uomo politico come Dario Franceschini o avrebbe preferito una personalità più tecnica e vicina professionalmente al settore dei beni culturali?
Innanzitutto vorrei ringraziarla per la sua disponibilità e per l’opportunità che mi offre di far conoscere la posizione dell’Italia dei Valori su questi temi così importanti per il futuro del nostro Paese. Vorrei articolare bene la risposta alla sua domanda. Noi siamo stati fortemente critici nei confronti del governo Letta per il suo immobilismo e per la tendenza a rinviare la soluzione dei problemi piuttosto che ad affrontarli con decisione. Il ministro Massimo Bray aveva, per la verità, provato ad invertire la rotta per ciò che riguarda la politica dei Beni Culturali rispetto a quanto fatto da coloro che lo avevano preceduto, cioè a passare dai tagli indiscriminati dei fondi ad una ripresa oculata degli investimenti, ma credo che sia rimasto imbrigliato egli stesso nell’immobilismo sostanziale del suo governo. Ora Matteo Renzi promette di dare uno scossone alla politica italiana, e noi lo attendiamo alla prova dei fatti. Avremmo certo preferito andare subito ad elezioni politiche anticipate con una nuova legge elettorale, e veder poi nascere un governo autorevole sostenuto da una vera e coerente maggioranza di centro-sinistra capace di attuare un programma di largo respiro, ed in questo senso in grado di coinvolgere nella sua azione governativa personalità di spicco e di sicura competenza anche per ciò che riguarda il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Dario Franceschini è sicuramente un politico e non un tecnico, ma è comunque una persona capace ed in grado, per la sua esperienza, di incidere nell’azione dell’esecutivo. Io non so quanto a lungo potrà durare il governo Renzi, ma, per fare soltanto un esempio importante, nella programmata riforma del Titolo V della Costituzione, che è un argomento squisitamente politico, c’è ampio spazio per un intervento che provi a risolvere uno dei problemi di fondo alla base della crisi di gestione del nostro patrimonio culturale, vale a dire la frammentazione dei ruoli e delle competenze, in materia di tutela e valorizzazione dei Beni, fra Stato ed Enti Locali, conseguente alla prima frettolosa riforma del 2001.

Ad oggi, gran parte della popolazione italiana, punterebbe al il rilancio dell’economia attraverso i beni culturali. Secondo Lei tutto questo è possibile? E nel caso lo fosse, da dove si dovrà iniziare?
Grazie per questa domanda che tocca un punto cruciale. In una intervista televisiva di qualche settimana fa, Massimo Bray aveva ammesso che, in un Paese come l’Italia, ogni euro investito per il rilancio dei nostri Beni Culturali è capace di generare un ritorno economico di 1,7 euro. A bloccare quello che sembrerebbe a chiunque il migliore degli investimenti possibili è, ancora una volta, l’ostacolo rappresentato dalla mancanza di fondi e dalla crisi economica e finanziaria che attanaglia da vari anni l’Italia e la gran parte del mondo occidentale, e che ha portato finora, come dicevo prima, ad una politica recessiva fatta di tagli lineari ed indiscriminati che sono, appunto, il contrario degli investimenti mirati alla ripresa economica. Quello del rilancio dell’economia nel nostro Paese è certamente il problema più urgente da risolvere assieme a quelli, ad esso strettamente collegati, del lavoro e dell’occupazione giovanile. L’Italia dei Valori ha proposto nei mesi scorsi una manovra economica e finanziaria alternativa a quella dell’allora governo Letta, una manovra da cento miliardi (lo “Sblocca-Lavoro”) in grado di salvaguardare le fasce deboli della popolazione e le piccole e medie imprese sane ed efficienti, colpendo invece i grandi evasori, la corruzione, la mafie, gli sprechi e i privilegi a cominciare da quelli della politica. Forse non tutti sanno che, nel nostro Paese, l’evasione fiscale ammonta a 120 miliardi di euro, la corruzione incide per 60 miliardi (il 4% del PIL!) e l’ammontare dei beni definitivamente confiscati alle mafie, ma mai utilizzati (e non si capisce perché), è di circa 80 miliardi di euro, di cui 2 in Titoli di Stato immediatamente liquidabili. E’ una quantità enorme di denaro pubblico che vale più di qualche finanziaria, eppure fino ad ora è mancata una reale volontà politica di recuperare queste ingenti risorse monetarie per metterle al servizio della ripresa economica. Se solo una parte di queste risorse fosse recuperata e destinata, per rispondere alla sua domanda, al rilancio delle attività culturali, ne conseguirebbe l’avviarsi di un circolo virtuoso in grado di accelerare la ripresa economica. Qualsiasi azione politica che promuova la salvaguardia dei nostri Beni e la loro valorizzazione attenta ed intelligente promuove e migliora automaticamente anche i flussi turistici interni ed internazionali, con le conseguenti ricadute positive su tutto l’indotto economico ad essi collegato. Credo che il primo passo davvero necessario sia quello di far passare questo messaggio politico e programmatico, e di rilanciare l’immagine “sana” della politica, ed è ciò che l’Italia dei Valori si sforza continuamente di realizzare. Per quanto riguarda in particolare il Laboratorio IDV dei Beni Culturali, il mio primo impegno sarà quello di giungere, in tempi rapidi, alla formulazione di uno “Sblocca-Cultura”, cioè di un insieme di proposte chiare, realistiche ed efficaci che possano rappresentare la continuazione, con altri mezzi, dell’attività politica e programmatica del partito iniziata con lo “Sblocca-Lavoro” e fortemente voluta, fin dalla sua elezione, dal nostro segretario nazionale Ignazio Messina, che ha coniato l’hashtag #IDVsblocca proprio per indicare la continuità del lavoro programmatico necessario per smuovere l’Italia dalla condizione di democrazia bloccata nella quale tuttora si trova.

Nell’ultimo periodo i media hanno incentrato la discussione tra il ruolo dello Stato e quello dei cittadini, ma a mio avviso tendono troppo spesso a tralasciare l’importanza delle figure professionali che orbitano nel comparto culturale italiano. Per cui risulterà indispensabile attuare prima di tutto un’azione di valorizzazione delle competenze e in merito a ciò, Le vorrei chiedere una considerazione sulla linea che il governo dovrà seguire onde evitare di screditare ulteriormente gli operatori del settore.
Quello del riconoscimento e della valorizzazione di tutte le competenze professionali coinvolte a vario titolo nella gestione complessiva del patrimonio culturale italiano è un altro dei punti fondamentali su cui cercherò di concentrare da subito il lavoro del Laboratorio. Da molto tempo archivisti, bibliotecari, archeologi, operatori museali, guide turistiche, storici dell’arte e altri addetti ai lavori (in gran parte giovani di talento e di grande competenza) sono in attesa di un riconoscimento giuridico che li legittimi in qualità di Operatori Culturali e li autorizzi ad un impiego pieno e qualificato, sottraendoli al precariato e alla sotto-utilizzazione, e adeguando al tempo stesso le rispettive figure professionali agli standard europei. Io spero che il nuovo governo sappia farsene carico, e possa ridare fiducia e speranza a questi professionisti della cultura. Personalmente penso che un’operazione importante e necessaria sia quella di dare finalmente ascolto alla voce di queste figure professionali, convocando per esempio una riunione dei rispettivi rappresentanti di categoria, ed elaborando insieme a loro una serie di idee e di proposte che possano poi diventare azione politica reale. E’ un impegno che io, nella mia qualità di dirigente del partito e di responsabile nazionale del Laboratorio IDV dei Beni Culturali, mi sento di assumere, convinto come sono di rivolgermi ad una parte sana, giovane, competente e motivata della popolazione italiana.

Da qualche anno la presenza del privato, inteso come aziende, fondazioni e partenariati, si sta facendo sempre più cospicua e c’è chi auspica addirittura una forte privatizzazione del patrimonio in chiave di gestione. Lei come percepisce l’interesse e il conseguente intervento da parte del privato? E’ un rischio o un’opportunità?
Entrambe le cose. La modernizzazione delle strutture e lo sviluppo dei “servizi” culturali con il crescente coinvolgimento dei privati (singole persone ed enti) è una delle direttrici fondamentali seguita dalla politica governativa dall’istituzione del Ministero dei Beni Culturali (1974) ad oggi, l’altra essendo la progressiva e complessa attribuzione agli Enti Locali (Regioni, Province e Comuni) di ruoli e competenze che erano prima di esclusivo dominio dello Stato centrale. Il necessario processo di modernizzazione è andato di pari passo con lo sviluppo della pratica della sponsorizzazione da parte dei privati, ed ha comportato, per fare un esempio, la trasformazione di Musei e Biblioteche da luoghi sacri e frequentati solo da una élite culturale in poli multi-culturali capaci di erogare servizi di varia natura a costi variabili. Questo processo di “aziendalizzazione” della cultura ha provocato effetti dinamici positivi ma non pochi rischi gestionali. E’ chiaro che l’erogazione di fondi da parte di soggetti privati, la pratica della sponsorizzazione e la cultura stessa del mecenatismo possono e devono divenire punti qualificanti della politica dei Beni Culturali a patto che vengano favorite ed incentivate da norme che le rendano realisticamente possibili (per esempio la loro defiscalizzazione), e a patto di supervisionarle e regolamentarle al fine di evitare abusi e pratiche clientelari o di malaffare. E’ evidente, purtroppo, la necessità di un attento monitoraggio dei flussi finanziari relativi alla politica culturale, sia pubblica che privata. A mio parere, è inoltre necessaria la riforma dello stesso MiBAC. Qualcuno ha parlato di una “mutazione genetica” del Ministero intervenuta in questi ultimi anni, determinata da scarsa trasparenza, procedure ambigue, riduzione degli organici, scarsa professionalità e nomine discutibili se non addirittura scandalose. E’ una situazione che Massimo Bray aveva provato a cambiare, ma è un compito che resta ancora tutto da compiere.

Un nodo cruciale su cui il nuovo ministro dovrà confrontarsi sarà senza dubbio quello dei finanziamenti alla cultura. Naturalmente i problemi sono più radicali e spesso su base territoriale. Basterà semplicemente aumentare i fondi o risulterà più efficiente attuare uno stretto controllo partendo dalle realtà locali, in modo da prevenire ulteriori sprechi, garantendo così una migliore qualità dei servizi?
Mi ricollego a quanto appena detto a proposito della necessità di riformare il Ministero. Io penso che vada ridato spazio alle competenze e alle professionalità, e che debbano essere ridisegnati i ruoli e le competenze delle Soprintendenze, che del Ministero sono le emanazioni presso gli Enti Locali, alla ricerca di sinergie e di collaborazioni utili e fruttuose, fatte alla luce del sole, con le amministrazioni locali, allo scopo di ottimizzare le risorse ed evitare gli sprechi. Inoltre, voglio sottolinearlo, mi sta a cuore il problema di come facilitare ed incentivare l’ingresso dei giovani e dei nuovi talenti nelle attività culturali. Per ottenere questo è necessario favorire la revisione dei criteri di assegnazione del credito da parte delle banche e delle fondazioni e, al tempo stesso, occorre garantire (come dicevo prima) la ripresa degli investimenti pubblici nel campo delle Attività Culturali e dello Spettacolo. Solo così diviene possibile un autentico rilancio delle nuove produzioni intellettuali e creative nel nostro Paese. Il compito del mio Laboratorio sarà proprio quello di trasformare queste consapevolezze in azioni politiche concrete ed efficaci, e per far questo sarà necessario coinvolgere le categorie interessate e tutte le persone che, come lei, mostrano interesse, passione e disponibilità a lavorare per difendere e valorizzare il patrimonio culturale italiano, unico ed ineguagliabile.

Il turismo a livello mondiale sta crescendo vertiginosamente nell’ultimo decennio ma a quanto pare la meta italiana sembra perdere posizioni nelle classifiche di preferenza. Escludendo le maggiori città artistiche italiane, quindi Roma, Firenze e Venezia, i restanti centri potenzialmente attrattivi, come dovrebbero impostare le strategie interne e soprattutto come andrebbe strutturato il dialogo tra autonomie locali e governo?
Le autonomie locali ed il governo centrale dovrebbero poter lavorare assieme su progetti condivisi. Ma su questo mi piacerebbe vedere all’opera giovani talenti locali in grado di interagire con il potere centrale mettendo in campo le loro idee e la loro creatività. Le faccio un solo esempio tra i tanti possibili. Perché non pensare alla creazione di una Agenzia dedicata al turismo integrato, capace cioè di unire alla promozione e allo sviluppo del turismo naturalistico l’apertura di nuovi canali per i flussi turistici, ad esempio quelli giovanili e maggiormente sensibili alle tematiche ambientali ed ecologiche? Sono certo che una proposta come questa verrebbe incontro ad una domanda di turismo nuova ed innovativa, ma le maniere di integrare ambiente natura e cultura sono tante e tutte percorribili purché ci sia la volontà di collaborare davvero per il bene del Paese.

Come ultima considerazione le vorrei chiedere un parere riguardo i borghi storici italiani, per molti addetti ai lavori la vera anima culturale e tradizionale del nostro paese ma come spesso accade, la tutela e la valorizzazione diventano vittime di progetti turistici di dubbia utilità. Per cui, quali potrebbero essere i primi passi da muovere in direzione di una nuova tipologia turistica in grado di avviare un reale e sano flusso di visitatori?
Le sono molto grato per quest’ultima domanda, perché mi permette di illustrare una proposta contenuta nella mozione congressuale di Ignazio Messina che mi è sempre parsa straordinariamente interessante e creativa, il progetto cioè di un restauro ecocompatibile dei piccoli borghi italiani che integri il recupero del loro valore storico con l’impiego e la valorizzazione del lavoro di giovani architetti di talento. Mi sembra che proposte come queste possano davvero rappresentare un cambio radicale di passo rispetto alle politiche precedenti, miopi e poco coraggiose. Naturalmente un progetto del genere richiede quella capacità di tornare ad investire risorse sulla Cultura di cui parlavo in precedenza, e questa capacità di investimento dipende a sua volta da un cambio radicale di cultura e di rotta politica. Dobbiamo lavorare perché si creino queste condizioni, e l’Italia dei Valori sarà sempre in prima linea nella difesa del nostro straordinario patrimonio artistico, culturale e paesaggistico. La ringrazio di nuovo per il tempo e lo spazio che ha voluto dedicarmi.

Intervista pubblicata su: http://benicultura.wordpress.com/2014/02/25/parliamo-di-cultura-con-il-dott-gennaro-saragnano-responsabile-nazionale-del-laboratorio-beni-culturali-dellidv/

Gennaro Saragnano – Responsabile nazionale del Laboratorio dei Beni Culturali

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